La Strada del Tardobarocco

Un caratteristico percorso attraverso le bellezze del periodo tardobarocco

1) Parrocchia di Malavicina

Malavicina è un territorio di tipo morenico reso fertile solo negli ultimi decenni grazie a tecniche di irrigazione che hanno consentito in particolare ottimi raccolti di frutti e verdure. Il riferimento, contenuto nel toponimo, all’aggettivo latino malus per indicare qualcosa di cattivo, o negativo, potrebbe intendersi rivolto sia ad amministratori incapaci che hanno mantenuto il territorio sterile, sia ai vicini veronesi, che hanno cercato continuamente di occuparlo. La chiesa è dedicata a San Francesco ed è l’unica in tutto il territorio mantovano ad avere pianta esagonale. 

È sorta, grazie al contributo di tutti i parrocchiani, nel 1713 al posto di un antico oratorio preesistente dal 1611 e nel 1721 è diventata parrocchiale, rendendosi indipendente da quella di Castiglione Mantovano. L’edificio, come si mostra attualmente, è stato ultimato a fine Ottocento e allora consacrato dal vescovo di Mantova monsignor Giuseppe Sarto, il futuro papa Pio X, poi santo. All’interno, il bellissimo altare Maggiore proviene dall’ex chiesa gesuitica di San Luigi di Mantova. Il soffitto è ornato da un interessante ciclo di affreschi, opera del pittore roverbellese Enos Passerini. 

2) Parrocchia di Pellaloco

Il toponimo potrebbe derivare da parole latine indicanti un terreno paludoso oppure un luogo teatro di contrasti. Certo è che Pellaloco, la più piccola località del roverbellese, è terra bassa e ricca di acque e un tempo di paludi; ed è vero anche che la sua storia registra molti contrasti con i confinanti veronesi. La chiesa è dedicata a san Rocco, che protegge contro le epidemie, e a santa Eurosia, patrona dei campi. Fu fatta costruire, tra il 1728 e il 1835, dal marchese e padrone del territorio Girolamo Spolverini, su una preesistente chiesetta, ormai diroccata, edificata a fine Quattrocento dagli allora padroni del luogo, i nobili Malatesta de’ Terzi.

La chiesa del Settecento è stata nel tempo oggetto di cura continua e di opportuni restauri. Molti la ritengono un santuario. In particolare, vi si conserva una statua ritenuta miracolosa: quella di santa Rita da Cascia, donata alla chiesa e al parroco don Rodolfo Ridolfi da Angelina Arcari nel 1930. Da allora, ogni anno, il 22 maggio, festa di santa Rita, tantissime persone arrivano alla chiesetta-santuario per la benedizione delle rose, che poi riportano a casa come simbolo di buona fortuna e di protezione da parte della santa. Nella chiesa, è di un certo interesse artistico il colonnato esterno laterale e il monumentale tabernacolo sull’altare Maggiore.

3) Villa Gobio a Roverbella

Villa Gobio, edificata probabilmente nel Rinascimento come sembrano attestare alcuni soffitti e travature, si mostra ora nel suo rifacimento di metà Settecento. Lo confermano, all’esterno, la cornice che corona il palazzo; le aperture dai tagli svariati e mistilinei; gli stucchi di gusto rococò che sulla facciata del fabbricato si stendono intorno alle aperture e salgono fino ad abbracciare le finestrelle del granaio. L’edificio, al contempo sobrio ed elegante, è un classico esempio di quelle decorose abitazioni campestri che i ricchi proprietari terrieri mantovani costruivano sulle loro terre per alloggiarvi al tempo dei raccolti così da seguire meglio i lavori. Originariamente era preceduto da un cortile, chiuso da muro di cinta e da due fabbricati che vennero abbattuti per fare posto alla piazzetta attuale secondo il volere del proprietario Carlo Gobio quando nel 1867 lo regalò al Comune.

All’interno, sopra la volta a botte che copre la nobile scala a due rampe, c’è un affresco settecentesco incorniciato a stucco raffigurante il sacrificio di Isacco e si conservano testimonianze di eventi importanti lì accaduti. Una lapide con iscrizione in latino magniloquente ricorda infatti che nel 1713 venne dato dall’allora proprietario Valentino Fanegota un sontuoso ricevimento in onore dell’imperatrice Elisabetta Cristina, moglie di Carlo V, di passaggio da Roverbella dopo essere stata a Mantova. Nel 1796 a villa Gobio stabilirono il loro quartier generale gli austriaci e poco dopo vi si insediò il vincitore Napoleone. Nel 1866 vi soggiornò il principe Umberto, figlio del re Vittorio Emanuele II, di ritorno dalla sfortunata battaglia di Custoza.

4) Parrocchiale di Roverbella

La chiesa di Roverbella è intitolata all’Annunciazione della Beata Vergine Maria e a San Gregorio Magno, patrono della parrocchia. È edificata al posto di un precedente tempio che, ricostruito più volte e condotto dai benedettini di Canedole e Marengo, è documentato dalla prima metà del Trecento. L’antica parrocchiale di Roverbella descritta negli inventari e nelle visite pastorali che precedono l’edificazione dell’attuale chiesa, aveva in presbiterio una singolare struttura dove sotto all’altare, sopraelevato di nove gradini, si trovava una cappella dedicata alla Madonna del Bacio o della vita, raggiungibile tramite due scale simmetriche poste lateralmente. 

La prima pietra dell’attuale tempio è posata dal conte canonico don Antonio Cortesi Libramonti, delegato dell’allora vescovo Guidi Di Bagno, il 13 giugno 1758. Nel cartiglio in chiave dell’arco trionfale è riportata l’iscrizione “D.O.M. templum hoc erit in exemplum” con la data 1766 che per molti cronisti è stata indicata come riferimento per la chiusura del cantiere. Dai documenti emerge diversamente che i lavori si sono protratti oltre il 1776 quando risultano conclusi l’abside, il presbiterio, la sagrestia e la navata, escluso il tetto. Nel 1786 la copertura della chiesa deve essere comunque conclusa, essendo usata come deposito di fieno da parte delle truppe francesi che la utilizzano anche come riparo per i propri carri. 

La chiesa, con pianta longitudinale ad un'unica navata, è di stile tardobarocco e presenta all’interno un apparato decorativo a stucchi di gusto rococò. La facciata, con un forte accento verticale, presenta un doppio ordine architettonico sovrapposto con trabeazione e frontone spezzati. Lesene ioniche su due o tre livelli scandiscono il basamento in cinque campate di differenti profondità così da creare una superficie dinamica che include le sporgenze laterali delle cappelle. Al centro si trova il portale architravato d’ingresso, concluso da una cimasa curvilinea con in sommità una valva di conchiglia con festoni di frutta laterali. La parte superiore della facciata, con paraste di ordine composito, è raccordata lateralmente tramite volute alla maggiore larghezza del basamento ed è scandita in tre campate.

Al centro, un’ampia bucatura ad edicola con cornice ad orecchie e timpano ad arco ribassato segna l’asse centrale del prospetto. Ai lati si trovano due nicchie cieche centinate, a contorno mistilineo. Due pinnacoli piramidali con sfera segnano le estremità superiori della zona del basamento, mentre cinque vasi con fiamma terminano il frontone del tempio. Il campanile a canna liscia, è risolto nella parte sommitale come un belvedere. Una balaustra, con pinnacoli piramidali agli estremi, confina lo spazio di copertura. Al centro si trova una costruzione che, in forma di tempietto ottagonale con lesene tuscaniche piegate a libro e aperture centinate, è sormontata da una cupola e da un lanternino. 

La pala dell’altare, con l’Annunciazione, è attribuita a Lorenzo Costa il Vecchio (Ferrara 1460 – Mantova 1535). La prima cappella a destra è dedicata alla Sacra Famiglia. Al centro si trova una tela di Giovanni Ghirardini del XVIII secolo con la Sacra Famiglia, Sant’Anna e San Gioacchino. Il tabernacolo in legno dorato è del XVI secolo. La cappella successiva di San Gregorio Magno ha al centro un dipinto di Pietro Soresini dell’inizio del XIX secolo. San Gregorio con alle spalle il Castel Sant’Angelo è rappresentato, durante una processione di religiosi e moribondi, mentre attira l’attenzione di San Carlo verso una visione celeste di angeli. La prima cappella di sinistra verso il presbiterio è dedicata alla Madonna del Rosario. 

La cappella del Sacro Cuore di Gesù presenta un’ancona cinquecentesca acquistata nel 1912 dalla chiesa di San Fermo Martire di Verona. Gli affreschi sulle pareti sono realizzati da Giovanni Ghirardini. Sulla volta della navata si riconoscono la Natività di Gesù e la sua Trasfigurazione; sopra il presbiterio un Cristo Risorto; mentre negli spicchi dell’abside sono rappresentate le tre virtù teologali: la Carità con la fiamma sul capo, la Fede con il calice in mano e la Speranza con l’ancora alle spalle. Lungo le pareti dell’aula si trovano i quattro evangelisti e sopra il pulpito due angeli. L’organo è realizzato nel primo ‘800 da Ferdinando Montesanti. Nella sagrestia al centro della volta c’è il sacrificio di Melchisedech con ai lati i quattro dottori della chiesa. La tela dell’altare rappresenta Maria con le allegorie della chiesa a sinistra, e della sinagoga al centro. 

5) Parrocchiale di Bigarello

Costruita tra il 1749 e il 1751, la chiesa di Bigarello è dedicata ai Santi Giovanni e Paolo martiri. La facciata è scandita da quattro lesene tuscaniche e coronata da un frontone triangolare. Al centro, un portale con fastigio triangolare è sormontato da una finestra mistilinea che taglia la cornice. L’interno, ad aula con due cappelle laterali, è concluso da un’abside poligonale a calotta. La copertura lignea è stata realizzata a inizio Novecento dopo un incendio. Le cappelle hanno altari in scagliola di gusto tardobarocco e quella della Madonna presenta lesene composite a sostegno di un frontone ondulato, interrotto e spezzato.

Nell’abside si trova una tela della seconda metà del Settecento raffigurante il martirio dei santi Giovanni e Paolo: san Giovanni, già decollato, giace a terra sulla destra del dipinto mentre san Paolo, in piedi al centro, sta per essere decapitato da un sicario sulla sinistra. La scena è ambientata in una Roma ideale e presenta alle spalle un muro decorato con vasi e putti dietro cui sorge la cupola di un tempio. Il campanile è definito sugli spigoli da quattro paraste che sorreggono la cella campanaria a sua volta delimitata da lesene tuscaniche. La guglia poligonale di coronamento della torre campanaria e i quattro pinnacoli laterali sono aggiunti negli anni ’30 del Novecento.

6) Corte Costa Nuova

Nelle vicinanze di corte Costa Vecchia, nel territorio compreso tra i canali Allegrezza e Tartagliona, sorgono due strutture risicole ascrivibili al periodo gonzaghesco. Si tratta di corte Costa Nuova, lungo il canale Allegrezza, e di corte Sperona più a sud, verso la Tartagliona, in prossimità della strada che dal Ghisiolo porta a Villanova Maiardina. La prima si compone di diversi corpi di fabbrica distribuiti lungo un perimetro idrico rettangolare con al centro un’aia pavimentata in cotto. Il fabbricato principale, realizzato tra il XVIII e il XIX secolo, si presenta con edifici aggregati in linea. Al palazzo padronale è affiancato il corpo delle barchesse con granaio, da cui spicca una torre colombaia con tetto a due falde. 

Un ritmo serrato di semicolonne doriche con fregio decorato da triglifi e archeggiature in parte traforate a gelosia scandiscono la superficie delle barchesse. La testata est del corpo principale ospita un oratorio con la relativa torre campanaria. Lungo il canale Allegrezza, che scorre sul retro della corte, si trovava un mulino e in fregio all’aia una pila da riso. Le stalle e i fabbricati per i salariati sono di fine Ottocento. Corte Sperona (XVI-XIX secolo) con un corpo principale sviluppatosi in linea si caratterizza per una massiccia torre colombaia e per il campanile a vela della cappella privata interna. 

7) Oratorio di Ghisiolo

Ghisiolo trae il proprio nome da “chiesuolo”, la chiesetta, o oratorio pubblico che si trova nel quadrivio verso quattro direzioni: Stradella, Villanova Maiardina, Castelbelforte, Mantova. La presenza di una cappella dedicata alla Madonna, nel luogo dove sorge l’attuale, è testimoniata a partire dal 1647. Si tratta di un piccolo e angusto oratorio in cui si proibisce la celebrazione della Messa sino al 1758. In quell’anno l’edificio, benché da ampliare, viene canonicamente eretto ossia ufficialmente approvato per la celebrazione. Nel 1780 la struttura risulta ampliata e il 31 agosto di quell’anno benedetta. L’edificio attuale, in stile tardo barocco, è dedicato alla Visitazione di Maria a Santa Elisabetta.

La costruzione presenta una facciata a vela, scandita da lesene tuscaniche con trabeazione spezzata, e un frontone triangolare privo della cornice di base. Sormontata da una cimasa curva ad edicola, la facciata presenta un portale trabeato terminato da una finestra semicircolare. L’interno è scandito da due spazi centrali giustapposti: l’aula a pianta quadrata con spigoli smussati e volta a calotta lunettata; il presbiterio a pianta rettangolare, posto trasversalmente all’aula, con una copertura composta da due corte volte a botte e da una cupola semisferica al centro. La pala d’altare è una copia ottocentesca della Visitazione di Mariotto Albertinelli (1474-1515) che si trova agli Uffizi di Firenze.

8) Parrocchiale di Stradella

Il toponimo Stradella deriva dal latino strada a indicare una piccola strada battuta. La parrocchiale che con un orientamento est-ovest sorge in fregio all’ex strada statale n° 10, si trova a poca distanza dal confine comunale segnato dal tortuoso canale Derbasco, che significa fiume “fitto d’erba” ed è nominato già nel 862. Chiamato anche “cavo Dugale” doveva essere in origine un vero e proprio fiume lungo il cui percorso, dalla Tartagliona di Villanova Maiardina fino al Mincio in località Barbasso, si sono succeduti insediamenti dal neolitico all’epoca romana. La chiesa parrocchiale, intitolata alla Natività della Beata Vergine, è stata eretta nel 1429, e riedificata in parte nel 1603. 

La facciata a vela segnata alle estremità da due paraste con capitello fuso nell’architrave, è conclusa da due spioventi con cornice dentellata e segnata da tre pinnacoli piramidali. Il portale d’ingresso architravato, chiuso da un portone in legno di metà Settecento, è coronato dalla scultura cinquecentesca del Padre Eterno benedicente. Le bifore di facciata e le monofore archiacute del fianco si realizzano a metà del secolo scorso quando si aggiunge al campanile il tamburo ottagonale e l’alta guglia di coronamento. L’interno è ad aula, con tetto a capriate, due cappelle laterali sporgenti, il presbiterio e l’abside con volta a botte.

All’interno della chiesa si distinguono decorazioni ed arredi di diverse epoche. Del primitivo edificio resta una serie di affreschi sulla parete sinistra del tempio, raffiguranti santi e Madonne col Bambino. Inseriti in cornici a tre colori: rosso, bianco e giallo, sono databili agli inizi del ‘300. All’interno delle due cappelle laterali si trovano altari del tipo appoggiati al muro. Le ancone marmoree di gusto tardobarocco hanno intarsi di pietre dure e presentano coppie di lesene composite con una trabeazione spezzata e un frontone interrotto a voluta, con cimasa terminale mistilinea. Ai lati del presbiterio si trovano due tele di Giovanni Cadioli (1710-1767), datate 1756, raffiguranti L’Annunciazione e Santi in adorazione del Preziosissimo Sangue.

Nell’abside è la Natività della Vergine con Gioacchino ed Anna, animata da vari personaggi e da putti alati. Tra gli arredi, di singolare importanza è la statua in terracotta policroma della Madonna di Carpaneta, che raffigura l’Addolorata col Figlio morto sulle ginocchia. Opera di ignoto, è databile tra la fine del secolo XV e gli inizi del XVI. La leggenda vuole che sia stata rinvenuta nel vicino fondo della Carpaneta durante l’aratura. Portata nella chiesa di Bigarello, il giorno seguente sparì per ritornare nel luogo del rinvenimento. Si decise allora di trasferire la statua non più a Bigarello, ma nella chiesa di Stradella ritenendo che le fosse più gradita.

9) Chiesa di Villa Garibaldi

Il nome originario del paese era Carzedole da carex ossia carice ad indicare l’abbondanza di tale pianta. I Bonacolsi che governarono Mantova prima dei Gonzaga, erano originari di Carzedole. Il soggiorno di Garibaldi nella villa di Giuseppe Nuvolari, noto patriota, spinse gli abitanti del luogo al cambio del nome del paese. La chiesa, Inaugurata nel 1711, sorge al posto di un precedente tempio distrutto durante gli eventi bellici del 1702. L’interno ad aula, con volta a botte ribassata e lunettata, è fiancheggiato da cappelle laterali passanti. La facciata con un ordine gigante di doppie lesene tuscaniche è articolata da specchiature lobate. Nell’abside si trova una pala della metà del secolo XVII raffigurante una Madonna con il Bambino, San Mariano in vesti da diacono con la palma del martirio e San Giacomo anch’esso con la palma del martirio. In una cappella laterale si trova una tela della Trinità (secolo XVIII), con San Giovanni Battista, San Carlo Borromeo, la Beata Osanna Andreasi e San Sebastiano.

10) Oratorio di Pontemerlano

Villa Riesenfeldt è costruita nel primo Settecento. La struttura presenta un singolare accostamento tra il tema delle due logge a serliana (sovrapposte e comprese nel limite del piano generale della facciata con coronamento a timpano) e il gusto decorativo rococò, avvertibile chiaramente nelle sagome delle finestre. Questa contrapposizione si aggiunge al disequilibrante prolungamento del corpo di fabbrica da una sola parte, tramite due finestre che, diversamente dalle altre, recano timpani alternativamente triangolari e curvilinei. Probabilmente tutto ciò è l’effetto della sovrapposizione di diversi interventi architettonici, distanziati tra loro di qualche decennio. All’interno della villa, nel 1975, Pier Paolo Pasolini ha girato alcune scene del suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e una delle stanze del piano terreno presenta le decorazioni pittoriche in stile futurista realizzate per l’occasione. 

Rivolto verso Villa Riesenfeldt, l’oratorio è dell’inizio del Settecento. Copia della Casa della Vergine Maria custodita nella Basilica di Loreto, è un ambiente unico con volta a botte poggiante su un cornicione semplice. Come a Loreto, si accede all’interno tramite due porte laterali simmetriche; non esiste un ingresso frontale e le pareti non sono intonacate fino al cornicione. Nell’ancona si trova una copia recente della Madonna di Loreto: l’originale, del Settecento, è stata trafugata. In facciata, il portale cieco, con una cornice ad orecchie e cartiglio a valva di conchiglia, incornicia una finestra rettangolare. Una cimasa ad edicola, con frontone curvo e volute laterali, conclude il prospetto. 

11) Chiesa di San Pietro, Barbasso

La costruzione della tardobarocca chiesa di San Pietro inizia nel 1751, si protrae lungamente fino al completamento delle strutture nel 1830, e molti anni ancora furono necessari per dotarla di arredi sacri e decori, fino alle soglie del XX secolo. La facciata, in mattone grezzo stonacato e di semplice forma rettangolare con timpano semicircolare, è cesellata da un doppio ed articolato ordine architettonico. Caratterizza la severità dell’impianto complessivo il portale centrale, con cornice e frontone a volute mistilinee interrotte, affiancato da due porte laterali con bardellatura lobata, oggi tamponate. L'interno è ad unica navata con volta a botte lunettata e quattro cappelle laterali. La chiesa è dotata di una serie notevole di tele settecentesche; una vera e propria quadreria. 

Nell'abside si trova il dipinto Gesù consegna le chiavi a San Pietro; nella Cappella Riesenfeldt la pregevole tela di Santa Teresa del pittore mantovano detto lo Schivenoglia; nella Cappella Cavriani i Misteri del Santo Rosario con una Madonna in trono col Bambino del secolo XVI in legno dorato, come il sottostante reliquiario, proveniente dall'Oratorio della Garolda. Di buona fattura anche le pale d’altare delle altre cappelle, la Vergine con san Luigi Gonzaga e santa Caterina e la Morte di san Giuseppe. Di Ferdinando Montesanti è l'organo che viene inaugurato dallo stesso organaro il 29 giugno del 1843.

12) Oratorio della Confraternita di Villimpenta

L’oratorio della Confraternita delle 40 ore è costruito per volontà del parroco don Antonio Nizzoli (1756-1785) a poca distanza dalla chiesa parrocchiale, ed è dedicato al Sacramento della Croce memoria di salvezza, come indica l’iscrizione presente in facciata. La prima pietra dell’oratorio è posata il 24 maggio del 1768. La costruzione è ultimata nel 1775. Progettista è l’ingegnere Antonio Chinaglia. La struttura mantiene la propria funzione anche dopo la soppressione della Confraternita, avvenuta in seguito al decreto di Eugenio Napoleone del 26 maggio 1807. La facciata esterna, rigirata sui lati, è scandita da lesene tuscaniche su piedistallo; la trabeazione, con fregio rigonfio, sostiene un timpano triangolare con cornice a dentelli e monogramma IHS (Iesus) al centro. 

Un arco inquadra la porta ad edicola e una finestra circolare. L’interno, con pianta longitudinale centralizzata, presenta una navata segnata nel mezzo da una volta a crociera. Il presbiterio rialzato e fiancheggiato da due archi ciechi è concluso da due colonne tuscaniche che delimitano l’ambito dell’abside rettilinea. Nell’abside, un padiglione con putti sormontato da una croce nera e dorata è preceduto da un dipinto del secolo XVIII, recentemente donato, realizzato su lastra di piombo e raffigurante il Risorto con la croce, simbolo di passione, che schiaccia il demonio. A lato, in testa ad una folla orante, si trovano i committenti del dipinto inginocchiati e ritratti come Adamo ed Eva.

13) Chiesa di Nosedole

Il nome Nosedole deriva dal tardo latino nucetum o nocetulum ossia noceto. La chiesa, intitolata a San Matteo, è costruita tra il 1746 e il 1747 in forme tardobarocche. L’interno ad aula con volta a botte, è scandito da lesene di ordine composito. L’esterno con un doppio ordine sovrapposto, tuscanico più corinzio, termina con un frontone a vela spezzato. Una cornice mistilinea inquadra la finestra centrale sopra cui si trova entro un triangolo, l’occhio di Dio. All’interno una tela della scuola di Francesco Borgani, della prima metà del ‘600, raffigura l’Assunzione di Maria al cielo con ai piedi San Bartolomeo (con il coltello con cui fu scuoiato), San Cassiano, vescovo e martire, Sant’Anselmo e San Carlo Borromeo. Alle spalle dei santi un paesaggio di chiara derivazione veneta, pone in primo piano le rovine di una romanità immaginata. Le tela era in origine nell’oratorio di San Cassiano.

14) Parrocchiale di Governolo

L'attuale chiesa, che è stata costruita tra il 1756 e il 1805, ha sostituito un precedente tempio demolito ad inizio Ottocento. Della vecchia chiesa rimangono il muro inglobato nell'attuale facciata della canonica e il campanile tardo gotico della prima metà del Quattrocento. La nuova costruzione, pur di gusto tardobarocco, presenta un impianto architettonico con influssi già classicisti. Riprende il modello della pianta rettangolare resa cruciforme dall’ampio transetto in posizione centrale. Caratteristica è l’ampia, concava facciata che svetta luminosa sopra la quota del vicino argine del fiume. Essa si ergeva dalla piazzetta al centro del borgo, costituito da piccole case di pescatori e andato poi in parte demolito in seguito ai lavori di rinforzo dell’argine stesso dopo il 1951. 

Le decorazioni pittoriche interne, del 1891, rappresentano i quattro evangelisti negli spicchi della volta a vela, e gli angeli del paradiso nella calotta absidale. Le specchiature delle lesene sono decorate con motivi a candelabra in trompe-l'oeil conclusi da figure di santi. Nella sagrestia, incastonato in un prezioso altare marmoreo, si trova il celebre quadro di Francesco Borgani (datato 1614) raffigurante l’Incontro tra papa Leone I e Attila, sotto al quale, nel tabernacolo, sono custodite le reliquie di san Leone Magno traslate da Roma a Governolo nel 1614. Nella chiesa si trovano inoltre un fonte battesimale del 1577 ed il pregevole organo Montesanti, del 1828, prima appartenuto alla Basilica di Sant'Andrea di Mantova e venduto a Governolo nel 1845.

15) Parrocchiale di San Biagio

Costruita tra il 1764 e il 1780, la chiesa parrocchiale di San Biagio, che sostituisce una precedente costruzione trecentesca, è aperta al culto dieci anni dopo. Restaurata nel 1921, è affiancata, tra il 1947 e il 1950, da un alto campanile in calcestruzzo armato rivestito in mattoni a vista. La facciata del tempio, con le ali laterali inserite nella cortina della casa canonica, è scandita da quattro lesene tuscaniche su piedistallo. La cornice ornata da triglifi sorregge un frontone triangolare. L’interno è ad aula con volta a botte lunettata. L’abside curvilinea è coronata da una calotta con tre lunette corrispondenti alle bucature. Gli ambienti laterali al presbiterio sono ricavati nel 1921.

Nell’ancona dell’altare, entro una cornice ad edicola, si trova una tela di Domenico Bonomi datata 1880, raffigurante San Biagio nell’atto di guarire un bambino con lisca conficcata in gola. Il Bonomi, originario di Volta Mantovana, è allievo del pittore Felice Campi, alla scuola di disegno di Mantova. L’altare maggiore di gusto neoclassico è del tipo isolato con un tabernacolo in forma di tempietto coronato da una cupoletta. Una Trinità decora la copertura del presbiterio mentre nella volta dell’aula si trovano al centro l’Ascensione con gli Apostoli e nei tondi i quattro evangelisti. L’organo del 1945 è degli organari Pedrini di Binanuova (Cremona).

16-17) Chiesa e Corte Campione

La villa è un esempio di architettura settecentesca. Due torri simmetriche, collegate al portone d’ingresso tramite un’esedra, delimitano la proprietà verso la strada. All’interno la residenza padronale è connessa alla cappella di San Rocco, tramite un lungo e stretto corridoio preceduto da un portico. Il corpo padronale con il tipico impianto a blocco, ha una leggera articolazione dei volumi così da assumere un impianto ad “H”, con sopralzo centrale in corrispondenza del salone. Il piano nobile rialzato si collega al giardino tramite due scale a tenaglia; una loggia a tre campate con colonne binate è posta ad ingresso dell’edificio. La chiesa, ad un’unica navata ha un facciata bipartita: un podio liscio sostiene quattro lesene tuscaniche e un frontone triangolare. Il campanile coevo alla chiesa, presenta una cella campanaria e una guglia realizzate a metà del secolo scorso.  

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