Diminutivo di Barbasso ha la stessa evidente etimologia. Ha dato il nome al canale Barbassola, derivato dall’Allegrezza tra Quattro e Cinquecento. La chiesa deriva da diverse fasi costruttive e ci appare nelle forme dovute ad un intervento di restauro della metà del secolo scorso, curato dall’allora parroco don Pietro Pelati. L’aula con struttura romanica è del secolo XII. Il tetto a capriate interno è rialzato, rispetto all’originale, nel secolo XIV con la conseguente realizzazione di una cornice di mattoni posti in verticale, sopra gli originali archetti pensili a tutto sesto. Tre monofore per lato (due originali e la terza ricostruita nel secolo scorso), illuminano l’interno. Sui fianchi esterni lesene lisce scandiscono lo spazio in tre campate. Sul lato meridionale, un leggero aggetto della muratura contiene l’arco bardellato di una porta tamponata. La facciata esterna dell’aula conserva l’originale bucatura superiore a croce greca, mentre il leggero aggetto attorno all’ingresso e sugli spigoli; la bifora e il portale ad arco sono stati inseriti nei restauri di metà Novecento. La muratura esterna dell’aula è realizzata con laterizi di formati e lunghezze variabili: sul fronte si nota anche il riutilizzo della bocca di un’anfora romana.
Il campanile, realizzato con una muratura a sacco molto regolare, è del secolo XIII. Scompartito da sottili lesene e da archetti in cotto è compiuto da una cella campanaria, con bucature ad arco a doppia ghiera, aggiunta nel secolo XIV. La cornice terminale è del secolo scorso. Da notare sono le testine fittili presenti nel primo coronamento dei lati sud ed est e una testa marmorea all’altezza della cella. Il presbiterio e l’abside, sostituiscono l’originale abside curva e sono stati aggiunti nella seconda metà del Cinquecento. Il restauro novecentesco, con l’intento di ripristinare l’aspetto romanico del luogo, porta oltre alle alterazioni sopra descritte, anche all’eliminazione delle cappelle laterali e di uno zoccolo a scarpa del Cinquecento; alla demolizione degli intonaci e all’inserimento di manubriati romani nelle lacune della muratura esterna. Nell’abside si trova un dipinto mantegnesco, della fine del secolo XV, con la Madonna in trono tra i Santi Cosma, Damiano, Albero e Angelo: interessante sullo sfondo è il borgo in fiamme. Gli affreschi alle pareti sono del Cinquecento. A lato del presbiterio una tela del 1749 raffigura la Beata Osanna Andreasi con l’angelo nell’atto di schiacciare il demonio: ai lati due santi tra cui Giuseppe con il tronco fiorito.